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Angie Valeria e Aylan Kurdi, due vite spezzate troppo presto

L’Europa e l’America: testimoni di uno stesso orrore

Angie Valeria, 2 anni e Aylan Kurdi, 5 anni annegati, ingiustamente, per diventare testimonianze di orrore di questa era contemporanea. 

Nelle foto tutti e due a faccia in giù: la piccolina abbracciata al suo papà Oscar Alberto Martinez, annegata nelle acque del rio Bravo, mentre stava, insieme al suo papà, tentando di attraversare il confine e giungere dal Messico negli Stati Uniti. Aylan Kurdi, siriano, trovato su una spiaggia turca mentre cercava di arrivare in Europa e fuggire dalla guerra.

La morte di Angie Valeria è figlia delle politiche migratorie imposte dall’amministrazione Trump. Il suo corpo e quello del padre sono stati ritrovati sulla sponda sud del fiume, nell’acqua di un canneto sporca di fango, dopo la morte la corrente li ha trascinati. Nella triste immagine si vede la piccola infilata con il corpo nella maglietta del padre dove, forse, era stata messa nella speranza di tenerla più al riparo, mentre il suo braccio è ancora intorno al collo del padre a cui era aggrappata negli ultimi istanti di vita. Altri morti sono stati ritrovati in una zona dove è in costruzione una sezione del muro voluto da Donald Trump.

Aylan doveva raggiungere Vancouver e andare da sua zia Teema, insieme al suo fratellino Galip, mamma Rehan e papà Abdullah. La sua vita non è andata oltre Bodrum. La sua foto di lui a terra, mentre le onde del mare gli accarezzano i cappelli, scattata dalla fotoreporter turca Nilufer Demir dell’agenzia Dogan, ha costretto il mondo intero a interrogarsi sulla drammaticità dei flussi migratori. 

Erano partiti da Kobane, nord della Siria, la città curda allora assediata dai jihadisti dello Stato islamico. La famiglia del piccolo Aylan aveva provato diverse volte ad arrivare in Europa con i barconi dei trafficanti, ma tutti i precedenti tentativi erano falliti, stavolta Abdullah era riuscito, con l’aiuto della sorella e del padre, a mettere insieme 4mila euro per fare questo viaggio. Dalla costa turca di Bodrum 23 naufraghi su due piccole imbarcazioni erano partiti per Kos per raggiungere la costa greca. 

I flussi migratori sono sempre esistiti. In famiglia ognuno di noi ha un bisnonno o un nonno emigrato in Argentina per fuggire dalla fame e dalla miseria del territorio lucano. Anche oggi i giovani migrano all’estero. Gli albanesi giungevano sulle coste pugliesi con grosse navi, eppure oggi sono così integrati nella nostra comunità tanto da non notarli. Perfino i nomadi “i rom”, nei piccoli paesini, si sono integrati e hanno sposato donne italiane. 

Perché non riusciamo più ad accettare più il “diverso”? Cosa ci fa paura?Siamo inorriditi alle immagini degli ebrei rinchiusi nei campi di concentramento perché, giustamente, crediamo nel valore umano ma siamo quasi felici se la Meloni dice “affondiamo la nave”. La colpa del nostro disagio non è del flusso migratorio, ha radici più profonde. Cerchiamo di allontanare l’odio, soprattutto, verso i bambini che sono costretti ogni giorno a sognare un mondo migliore.