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Contratto a tempo indeterminato per tutti con l’Ispettorato della Professionalità

Per un attimo proviamo a dimenticarci tutti della regola non scritta dell’imprenditore ladro e sanguisuga.

Vi chiedo il tempo di leggere questo articolo. È tanto?

Facciamo così. Togliamo di mezzo tutte le tipologie di contratto in vigore e partiamo dal presupposto che se un’azienda ha la necessità di potenziare la propria forza lavoro, l’unica possibilità che ha è: il contratto a tempo indeterminato con tutele massime per il lavoratore.

Ora però chiediamo (noi imprenditori) un istituto che ci tuteli esattamente come avviene per il lavoratore: l’Ispettorato della Professionalità.

Vogliamo un ente che possa accertare l’effettiva corrispondenza di quanto dichiarato dal lavoratore circa le sue competenze e la sua effettiva produttività in azienda.

Una commissione che, attivata, certifichi cosa ha fatto l’azienda per il lavoratore e cosa il lavoratore ha fatto per l’azienda.

Chiediamo che questa “commissione speciale”, nel caso in cui venga accertata la non professionalità del lavoratore, possa accedere ai seguenti provvedimenti ai danni del collaboratore:

  • Licenziamento per giusta causa con conseguente perdita di tutti i privilegi maturati (TFR, contributi, accesso alla disoccupazione o alle diverse forme di reddito di cittadinanza);
  • Risarcimento danni rispetto a due variabili:
    • il tempo e le risorse impiegate dall’azienda per l’inserimento;
    • il fatturato perso.
  • “DASPO” con pene da 6 ai 18 mesi che inibisca l’accesso ad un nuovo contratto di lavoro.

Sembra troppo vero?

Ora provate a mettervi nei panni dell’imprenditore italiano e a riflettere se esistono uno o più istituti capaci di applicare gli stessi provvedimenti dell’ipotetico “Istituto della Professionalità” ai suoi danni.

Mi piacerebbe conoscere il risultato delle vostre riflessione in merito.