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La nostra generazione è stata la più inutile della storia

Ho 35 anni e mi sento parte di un’epoca che non lascerà il segno.

Non abbiamo lottato

Saremo ricordati come quelli che non hanno accettato la sfida. Non abbiamo sudato e lottato, piuttosto abbiamo rinunciato. Siamo quelli che alla prima difficoltà corrono da mamma e papà, quelli che gridano sempre allo scandalo e alle ingiustizie senza mai guardarsi dentro.

Siamo la generazione di quelli che aspettano. Che tanto il problema prima o poi qualcuno lo risolverà.

Siamo l’eredità dei raccomandati che non ce l’hanno fatta.

Pochi doveri e tanti diritti

Abbiamo imparato che il sudore è un racconto dei nostri nonni e che è meglio spendersi per un buon partito. Tanto la ruota gira e prima o poi arriverà il nostro turno.

La generazione del “quanto mi dai” e del “piuttosto che farmi sfruttare me ne sto a casa”. Quelli della “gavetta l’ho fatta sui libri” (dieci anni dopo aver cominciato la triennale). Quelli del “professore ce l’ha con me, papà”.

Quelli che al primo colloquio di lavoro arrivano con un’idea molto chiara “1.500 euro entro il 20 di ogni mese”.

Le proteste con l’i-phone e gli outfit da rivoluzionari

Per noi anche manifestare è un occasione per stare attenti al look. La maglia di “Che Guevara” rigorosamente rossa, la kefiah al collo e poi il simbolo Adidas Originals che diventa una foglia di marijuana e l’arcobaleno ovunque.

Dai Walkman della Sony agli i-Phone della Apple il salto è stato breve e gli auricolari indossati al contrario sono sempre tendenzialmente di protesta.

Dimenticando quasi sempre il vero motivo per cui si stava in piazza.

Siamo amici, innamorati e soci fino a quando non invadi la mia libertà

Prima dei valori, quelli della mia generazione, hanno piazzato un “piccolo pronome”: IO.

Niccolò Fabi – Io

A noi non ci si deve toccare il calcetto, lo shopping, Maria De Filippi, il fantacalcio ma soprattutto la mamma. Come cucina, stira, ma soprattutto, come pulisce lei, nessuno al mondo.

E non chiedermi aiuto che non sono più tuo amico, se stai male facciamo che non ci vediamo più, non chiedermi di fare sacrifici per il tuo progetto che è meglio se stiamo fermi. C’è la crisi. Guadagniamo di più aspettando la vera occasione.