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Nei villaggi estivi non per tutti è vacanza

La storia di Antonio: da dj a “tutto fare”, sottopagato e in nero

Se per tanti lavoratori i mesi estivi (giugno, luglio, agosto e settembre) sono l’occasione per staccare e rilassarsi sulle spiagge per altre persone invece inizia un calvario. Sto parlando di tanti ragazzi italiani che, pur di guadagnare qualcosa, decidono di spendere le proprie energie nella stagione estiva magari in nero e sottopagati.

Questa è la storia di Antonio, 18 anni, di Potenza. Tutto comincia con un annuncio su internet “Cercasi personale per villaggio come animatore, dj e varie mansioni”. Antonio contatta la “società” e non parla direttamente con il proprietario del villaggio calabrese bensì con un’agenzia di dubbia provenienza, situata in Puglia. Strano collegamento tra le due regioni che anche successivamente non si chiarirà.

“Cercasi personale per villaggio come animatore, dj e varie mansioni”

L’agenzia fissa un appuntamento: Antonio può scegliere se andare presso la sua sede o incontrare l’agente nel tragitto da Potenza alla Calabria e così accade. Si incontrano in una piccola stazione calabrese e l’agente lo conduce con l’autovettura presso il villaggio.

Proposta: 550 euro al mese, vitto e alloggio per attività da dj. L’offerta decade di giorno in giorno. Antonio non viene “assunto” con un contratto vero e proprio ma tramite uno strano documento in cui diventa socio dell’agenzia: oltre il danno la beffa. Antonio non svolge solo l’attività di dj ma lavora 15-16 ore al giorno “spaccandosi – letteralmente – la schiena”: pulizia, accoglienza, animatore, cura dell’estetica del villaggio. Insomma, il “tutto fare”. Anche il giorno libero è proposto come formula di “benvenuto ai clienti”. Antonio, nonostante i problemi che da subito si evidenziano, non molla, vuole continuare a lavorare pensando almeno di guadagnare quel misero stipendio. 

“L’offerta decade di giorno in giorno”

Antonio nota che tra l’agente e gli animatori del villaggio (assunti sempre da lui) c’è astio tanto che rifiutano di lavorare e lasciano il posto. L’agente, dopo diverse liti causate dal mancato pagamento ai dipendenti, sparisce. Antonio, a quel punto, rivendica i suoi diritti e parla con il proprietario della struttura, il quale per ripagare il danno propone un accordo ad Antonio: 450 euro per il mese lavorativo senza nessuna tutela contrattuale.

I ragazzi come Antonio vengono sfruttati fino all’osso. È possibile creare in loro una speranza diversa del mondo del lavoro? Spendono energia in cambio del nulla. È deludente una situazione del genere.